Rimarrà aperta al pubblico ancora fino al 21 ottobre 2018 la settima edizione di LuganoPhotoDays, all’ex Macello di Lugano in viale Cassarate 8, a Lugano.

Fotografi contro i crimini sugli animali
La kermesse fotografica ospita il progetto Fotografi contro i crimini sugli animali con 78 immagini di un collettivo di 24 fotografi internazionali.
78 immagini che cercheranno si sensibilizzare il pubblico sull’argomento.
La maggior parte delle persone non dimentica infatti un’immagine veramente potente, indipendentemente se sono colpiti da un momento scioccante di pura realtà o attirati da una composizione tenera e compassionevole.

I fotogiornalisti tra di loro hanno deciso di mostrare i crimini internazionali sugli animali attraverso una narrazione visiva, proprio come farebbe un giornalista di guerra, con una serie di immagini emotivamente potenti, ognuna accuratamente ripresa e pianificata, ciascuna incapsulando una diversa prospettiva della storia.
Tutte le fotografie coinvolgono persone in qualche modo. Magari non mostrano crimini in un senso strettamente legale, ma rivelano la crudeltà e l’ignoranza o le tragedie dell’estinzione degli animali che, a lungo andare, influenzerà anche il nostro stesso benessere. In contrapposizione alle immagini di crudele indifferenza, molti ritraggono i teneri momenti di umanità.
Ma tutto è collegato con noi. Colpiscono la nostra compassione e ci spingono a protestare contro l’inazione o al rifiuto politico. Questa è la forza della fotografia. E creando una galleria con questo progetto, lo scopo dei fotografi è di amplificare la potenza con il grido “Fotografi contro i crimini sugli animali!” (Roz Kidman Cox)
Rainforst-Clearing-Daniel Beltra.jpg © Daniel Beltrá Fennec-fox-Bruno D’Amicis © Bruno D’Amicis Humpback-mother-and-calf-Tony Wu © Tony Wu Man-Gorilla-Car-Jo-Anne Mcarthur © Jo-Anne McArthur Pangolin-Man-Adrian Steirn © Adrian Steirn Orangutan-Paul Hilton © Paul Hilton Hand-And-Trunk-Chris Packham © Chris Peckham BW-Karl Ammann © Karl Ammann Polar-Bar-Trolley-Britta Jaschinski © Britta Jaschinski Orphan-Elphant-Carer-Paul Hilton © Paul Hilton Chained-Baby-Moon-Bear-Adam Oswell © Adam Oswell Elephant-footstolls-Britta Jaschinski © Britta Jaschinski Blindfold-Rhino-Neil Aldridge © Neil Aldridge Crucified-shark-Brian Skerry © Brian Skerry Bloddy-Hand-Ivory-Peter Chadwick © Peter Chadwick Mum-Tiger-And-Cub-Steve Winter © Steve Winter © Steve Winter
Le mostre dei vincitori dei concorsi di LuganoPhotoDays
Come di consueto, i vincitori dei tre concorsi di LuganoPhotoDays, esporranno le proprie opere.
I giovani soldati osservano la giornata della memoria del genocidio armeno. I giovani cadetti riposano nei dormitori della scuola militare di Stepanakert. I giovani soldati che commemorano le vittime del genocidio armeno la notte prima della Giornata della Memoria del genocidio armeno. Un carro armato distrutto nel conflitto del 1993 vicino al confine settentrionale del Nagorno-Karabakh. Due soldati sono stati uccisi in questo attacco. Giovani soldati nella loro uniforme militare nella scuola militare di Stepanakert. Giovani soldati impegnati in prima linea nella regione separatista sostenuta dagli armeni nella parte orientale della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Una casa bombardata nel villaggio di Talish, situato vicino al confine con l’Azerbaigian. I soldati azeri sono entrati nel villaggio durante la guerra dell’aprile del 2016, hanno ucciso quattro anziani e gli hanno tagliato brutalmente le orecchie. Il villaggio ora è disabitato. I giovani soldati giocano nella regione di Hadrut a poche miglia dal confine con l’Iran. I giovani cadetti frequentano le lezioni del liceo militare di Stepanakert. L’anno scorso, scontri in un conflitto decennale decennio tra l’Azerbaijan e le forze armene etniche nella regione del Caucaso hanno motivato un certo numero di giovani donne e ragazze a prendere le armi. Una scuola bombardata nel villaggio di Talish, situata vicino al confine con l’Azerbaigian. I soldati azeri sono entrati nel villaggio durante la guerra dell’aprile del 2016, hanno ucciso quattro anziani e gli hanno tagliato brutalmente le orecchie. Il villaggio ora è disabitato. I giovani cadetti frequentano le lezioni di educazione fisica nella scuola militare di Stepanakert. Giovani soldati impegnati in prima linea nella regione separatista armena sostenuta della Repubblica orientale del Nagorno-Karabakh.
Mattia VaccaThe forgotten war of Nagorno-Karabakh/ La guerra dimenticata del NagornoKarabakh
Per il concorso reportage saranno esposte le fotografie di Mattia Vacca – The forgotten war of Nagorno-Karabakh/ La guerra dimenticata del NagornoKarabakh dove uomini e donne fanno parte dell’esercito.

I soldati sono impegnati a difendere le loro posizioni in prima linea, anche se a maggio 1994 fu firmato un cessate il fuoco ufficiale anche dall’Armenia. Il cessate il fuoco viene interrotto regolarmente con perdite su entrambi i lati.
Il territorio di confine ora è pieno di campi e basi militari. Nella capitale Stepanakert un’accademia militare ha sostituito la scuola superiore.
Mattia Vacca è fotogiornalista e fotografo documentarista ed ha conquistato prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo. Per anni è stato corrispondente del Corriere della Sera per il nord d’Italia e ha pubblicato diversi libri fotografici.

Francesco Cilli There is the sun outside
Con There is the sun outside Cilli parla di Missy, 27 anni e Claire, 24 anni (nomi di fantasia), due amiche che lottano da anni contro la bulimia, un disturbo alimentare che riguarda circa 3 milioni di italiani dei quali per il 95% sono donne.
Un fenomeno che preoccupa, visto il costante aumento di persone affette da questa malattia. Ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100 persone. In questo lavoro viene illustrato il loro disturbo che non è solamente una dipendenza dal cibo, ma anche dalle emozioni che non riescono a gestire, cercando di controllarle attraverso degli schemi mentali molto rigidi per essere sempre perfette.
Un progetto che gli ha fatto vincere il concorso relativo ai fotografi emergenti.
Missy poggia il mento nella cavità ossea, permettendole di capire se è ingrassata o meno. Ogni bulimica è ossessionata dal proprio aspetto fisico ed ha dei rituali che ripete quotidianamente. Claire si trucca prima di uscire da casa. La bulimia impone come obiettivo la perfezione, è impossibile che una bulimica, anche dopo “un’abbuffata”, si mostri struccata in pubblico. Missy si lava freneticamente i capelli come se volesse strapparsi di dosso la bulimia. Dopo aver vomitato si sentono sconfitte, pensano a quanto saranno ingrassate, sanno che dovranno riprendere il controllo del loro corpo, e dovranno aumentare l’attivita fisica per bruciare tutto il cibo ingurgitato. Missy si induce il vomito dopo un’abbuffata per liberare lo stomaco dal cibo. Nei casi piu gravi, le abbuffate e il vomito indotto possono susseguirsi anche 12 volte al giorno. Missy con il viso fuori dalla finestra per non guardare la sua camera in disordine. La stanza rispecchia la confusione mentale che ha durante il periodo che precede un’abbuffata. Il pranzo è uno dei momenti più intimi, dato il loro rapporto malato con il cibo. Missy strappa un pezzo di scotch dallo specchio. La madre, conoscendo la sua malattia, ha coperto lo specchio per evitarle di osservare la sua figura riflessa. Claire durante la visita di controllo dal nutrizionista. Gli psicologi gli hanno vietato di tenere una bilancia in casa. Missy si lava nella vasca da bagno. In quel periodo pesava 52 Kg per 1,70 cm. Claire toglie la mollica dal pane e poi lo tosta, rendendolo meno calorico. Ogni bulimica segue una dieta molto rigida con un apporto calorico tra le 800 e le 1200 Kcal giornaliere. I residui di un’abbuffata. Claire aveva trangugiato una quantita enorme di cibo. Durante un’abbuffata le bulimiche mangiano tutto quello che riescono, fino a quando non cominciano a star male.
Francesco Cilli, si diploma come perito elettronico nel 2012 ma il suo grande amore è la fotografia, che persegue iniziando a collaborare come assistente presso uno studio fotografico. Nel 2015, partecipa al concorso “Emerging Talent 2015” del LensCulture e viene premiato con un account portfolio per il suo lavoro “Una Notte Senza Luna”. Nel 2016 parte alla volta del Bangladesh con la onlus “Operare Per” e pubblica il suo primo libro “The Heroes”.

Marco Fabbri Il popolo alato
Con Il popolo alato Marco Fabbri è il primo vincitore della novità di quest’anno, il concorso di fotografia naturalistica.
Il suo Ritorno al nido parla del canto di questi piccoli gufi che risuona nelle sere d’estate e come ogni anno vengono da paesi lontani scegliendo le nostre campagne per far crescere i loro piccoli.

Marco Fabbri, riminese, vive alla periferia della città dove le spiagge e il caos lasciano spazio a campagne e verdi colline.
La fotografia per lui è stata solo un modo di bloccare un ricordo tra famigliari fino al 2012, quando, dopo un corso di fotografia fatto per gioco, si è innamorato dello strumento fotografico e da lì a poco ha imparato ad usarlo per raccontare la sua più grande passione: la natura.
Tutte le info sul festival qui www.luganophotodays.ch